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Rigassificatore a Porto Empedocle, la Regione dà il via libera

gennaio 20, 2009 by Staff interno  
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Progetto Rigassificatore di Porto EmpedocleLa Regione dà il via libera alla realizzazione del rigassificatore a Porto Empedocle (Ag). La Conferenza di servizi ha rilasciato l’autorizzazione alla costruzione dell’impianto, dopo la firma del decreto da parte dell’assessore all’Industria, Pippo Gianni, potranno cominciare i lavori. L’assessore ha convocato una conferenza stampa per le 15, in assessorato, per spiegare le condizioni poste dalla Regione alla società Nuove Energie.

“Utilizzeremo soprattutto gas nigeriano – spiega Conti a margine di un convegno a Milano – ma potremmo fare riferimento anche ad approvvigionamenti da paesi con i quali abbiamo già rapporti come l’Algeria, l’Egitto, il Qatar e gli Emirati Arabi. Questa è una risposta in positivo per difendere l’autonomia degli approvvigionamenti energetici di un paese”.

Il rigassificatore di Porto Empedocle verrà realizzato dalla holding ‘Nuove energie’ di cui Enel è proprietaria al 90%, con il restante 10% in mano a imprenditori che hanno partecipato al progetto. “Ora l’approvvigionamento di gas nigeriano, che fa un giro turistico dal nord della Francia – conclude Conti – costa al paese 150-170 milioni di euro in più all’anno”.

A titolo di “par condicio”, pubblichiamo due video, tratti da youtube, che mostrano vantaggi e svantaggi di un Rigassificatore nella zona di Porto Empedocle. Dite la vostra con un commento a questo articolo.

Video del Funzionamento di un Rigassificatore

Video “No al rigassificatore di Porto Empedocle, devasta l’ambiente e non porta sviluppo”

Link utili per approfondimenti:

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Comments

3 Responses to “Rigassificatore a Porto Empedocle, la Regione dà il via libera”
  1. Vera Cattonar scrive:

    se volete qualche altra notizia – per poter informare la popolazione – andate sul sito Amici Golfo TS e leggetevi il volantino sintetico. Noi abbiamo lo stesso problema e siamo TUTTI concordi che il rigassificatore NON SI DEVE FARE!!

  2. Emanuele Lo Vato scrive:

    Egregio direttore, la devo ringraziare per lo spazio che ci da, nel poter esprimere, anche a noi comuni mortali cittadini Agrigentini il nostro pensiero, e credo che per giudicare si debba conoscere la materia, io prendendo spunti da varie ricerche, ad oggi non riesco a capire come si possa difendere una tal causa, in special modo da chi dovrebbe difendere aldilà di tutto i lavoratori e le loro famiglie,vorrei pertanto focalizzare il mio intervento su alcuni aspetti tecnici.

    1) Esiste la possibilità di espandere direttamente a bordo di una nave il gnl . Questa nave può rigassificare direttamente a bordo circa 4 miliardi di m3 di gas all’anno ( poco di più di quelli attualmente gestiti da Panigaglia) . Il tutto funziona già a 600 miglia dalle coste della Louisiana funziona da tre anni ( gestito dalla compagnia americana Excelerate Energy) un terminale di ricezione collegato con un gasdotto sottomarino, il terminale è comprensivo di tre navi rigassificatrici realizzate dalla coerana Daewoo , più due navi da varare tra il 2008 e il 2009 e altre due già ordinate. Il maggior costo di una flotta di 4 navi del tipo suddetto è di circa 280 milioni di euro rispetto alle tradizionali navi che trasportano gnl da rigassificare. Ma questo maggior costo è ampiamente annullato dai costi per la realizzazione dei rigassificatori ( quello di Panigaglia : 450 milioni di euro) per non parlare della occupazione di spazi a terra di particolare pregio sia naturale che commerciale. Esistono navi metaniere con cisterne supertecnologiche capaci di contenere gas naturale compresso a 200 atmosfere che va semplicemente liberato da un sistema di valvole senza bisogno quindi di rigassificatori a terra.

    Pertanto il progetto vecchio del gas stoccato nei rigassificatori, il GNL (gas naturale liquido) è un gas metano che viene trasportato a pressione atmosferica tramite navi gasiere come gas naturale liquefatto a -161°C , e che riviene riconvertito allo stato gassoso, negli impianti di rigassificazione.Gli aspetti negativi sono:
    Una scarsa manodopera, non più di cento,concentrate di più nella fase della “catena del freddo” ma ciò sarebbe legata alle capacità imprenditoriali di tale sfruttamento; anche se nella fase di costruzione sarebbero un migliaio.Il rigassificatore, non sarebbe mai per lo sviluppo del porto, giacché le navi-cisterna gasiere sono estremamente pericolose, per un loro probabile incendio, che per la loro stazza, possono essere lunghe adesso fino a trecento metri e trasportare 140 mila tonnellate di gas metano liquefatto; e il loro transito richiede il blocco del traffico portuale civile e militare in un’area di rispetto molto ampia.
    Il raffreddamento delle acque circostanti, (-161°C) .Giacché per rigassificare il GNL e riportarlo allo stato gassoso, si adopera l’acqua di mare, ciò comporta l’utilizzazione ogni settimana di 500 milioni di litri di acqua che sarebbe rigettata in mare, gelida, con aggiunta di cloro, per evitare la formazione di alghe sotto gli scafi, alterando fra l’altro cosi la flora e la fauna marina. L’impianto è sottoposto alle direttive SEVESO perché è a rischio di incidenti rilevanti, il pericolo risiede nelle enormi quantità di gas accumulato in stoccaggio a terra.Il rischio pertanto di mettere un rigassificatore collocato in pieno centro, mette in pericolo la vita stessa di tutta la popolazione urbana, un rigassificatore è come 50 bombe di Hiroshima, e per un raggio di 50 km, ma prive di radiazioni. Se questo può essere di consolazione!…….
    Il dosaggio del cloro nell’acqua marina

    Quando il cloro viene immesso nell’acqua marina (500kg per nave gasiera) una parte si consuma rapidamente per reazioni di ossidazione nei confronti di alcuni ioni inorganici (bromuri e ammonio), un’altra reagisce più lentamente specialmente con le sostanze organiche disciolte ma anche con quelle corpuscolate. La differenza tra cloro immerso e cloro residuo, è la cosi detta clororichiesta. La reazione del cloro con le sostanze organiche e i suoi effetti sugli organismi marini. E’ noto fin dagli anni settanta che il cloro immesso nell’acqua di mare dà origine ad alogenoderivati organici (essenzialmente bromurati), come i trialometani (principalmente bromoformio), gli acidi aloacetici, gli aloacetonitrili, gli alofenoli. Si tratta di composti che presentano una certa tossicità nei confronti degli organismi acquatici, soprattutto nei confronti della ittiofauna.Ben più preoccupanti sono però gli effetti del cloro sugli organismi marini presenti nell’acqua.E ben più preoccupanti sono però gli effetti del cloro sugli organismi marini presenti nell’acqua trattata, principalmente zooplancton, uova e larve di pesci. Vi è un’amplissima letteratura a tale proposito e il dibattito sulla clorazione o meno delle acque marine da utilizzare negli 8 nuovi rigassificatori del Golfo del Messico è molto ampio negli Stati Uniti. Dopo un trattamento di clonazione tutti gli organismi sopra citati vengono praticamente distrutti. Dopo un trattamento di clorazione tutti gli organismi sopra citati vengono praticamente distrutti ed ogni giorno nell’impianto in oggetto verranno praticamente sterilizzati 550.000 mc di acqua (un prisma lungo 110 m , largo 100 m, alto 5 m.)Un altro notevolissimo impatto sull’ecosistema marino è quello derivante dallo scarico di acque fredde e ancora clorate sul fondo marino. Per il loro smaltimento è infatti prevista la posa di una tubatura del diametro di 2 metri e della lunghezza di 410 che scaricherà direttamente sul fondo del mare “per garantire una buona miscelazione”. Noi siamo dell’avviso che questo tipologia di scarico garantirà un’ottima stratificazione dell’acqua fredda (a soli 3°C durante la stagione invernale) e clorata (0,2 mg/l) sul fondo marino, con conseguente distruzione degli organismi bentonici e di quelli che vivono in prossimità del fondo. Inoltre questa tipologia di scarico, ad avviso dello scrivente, potrebbe produrre un notevole risollevamento di limi e fanghi dal fondale marino, con conseguente peggioramento delle condizioni ambientali. Infine, manca del tutto un’analisi degli impatti sull’attività della pesca, sia diretti (zone precluse all’attività di pesca) sia indiretti (conseguenti al danneggiamento dell’ecosistema marino).

    Agrigento, come sappiamo preleva dal mare l’acqua da potabilizzare, quel’è il danno che può provocare?…. Io non sono un chimico e non ho trovato una risposta . Ma certamente so valutare se quello che si vuole fare, può essere dannoso o meno per i miei figli

    Lo Vato Emanuele

  3. empedoclino scrive:

    nooooooooo

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