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Rifiuti urbani, un problema da affrontare

gennaio 15, 2009 by Maria Cristina Graceffa  
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munnezz - Copyright © 2009 Alessandro ZarconeUn problema che causa turbolenze è il segnale di un immediato bisogno di cambiamento: i rifiuti urbani non sono solo un argomento da discutere ma uno dei tanti problemi da affrontare. Problemi di città ormai sulla bocca di tutti, problemi a livello locale che si riflettono con la stessa determinazione in altri paesi e città. La geografia dello stato italiano ha un sociale difficile che è presente nel sud come nel nord. il problema rifiuti è uno dei tanti che danneggia fortemente l’equilibrio interno di un paese sennonché il patrimonio culturale che merita di essere difeso

E’ già passato un anno dall’acutizzarsi della crisi dei rifiuti in Campania: erano infatti i primi giorni dell’anno quando le immagini di Napoli sommersa dall’immondizia inondarono i tg e fecero il giro del mondo. Anno nuovo problema vecchio si disse allora: già, perché la città partenopea ormai da molti anni era abituata a convivere con questa situazione: 12 mesi fa, semplicemente, ad un certo punto la polveriera campana esplose, dando il via al teatrino delle indignazioni, delle accuse, e a una disciplina tutta nostrana, nella quale la nostra classe politica particolarmente eccelle, che si chiama scaricabarile. Oggi a distanza di un anno le strade di Napoli e della Campania sono state ripulite, grazie ad una serie di interventi mirati, alcuni dei quali molto impopolari, e grazie anche all’utilizzo delle discariche siciliane che hanno accolto i rifiuti trasportati via mare.

Spostandoci nella nostra isola, basta fare un giro per le strade di una qualsiasi delle 9 province per capire che la situazione non è delle più rosee: i riflettori dei media non si sono mai accesi in Sicilia, eppure non si è molto distanti dalla situazione napoletana, con strade che non brillano certamente per ordine e pulizia. Lo scarso senso civico dei cittadini si mischia coi problemi amministrativi e/o economici che attanagliano le amministrazioni locali; la città di Catania ad esempio, in preda ad un grave dissesto finanziario, ha ritardato nei mesi passati il pagamento degli stipendi degli operatori ecologici, scatenando accese proteste segnate da scioperi, manifestazioni in piazza e lavoratori disperati, mentre in città, pian piano, tonnellate di rifiuti si accumulavano e marcivano ai bordi delle strade; la situazione nell’hinterland catanese è tutt’ora a forte rischio, e la prospettiva di un ennesimo ritardo nei pagamenti basta a far vacillare la tregua.

Non possiamo ovviamente dimenticare un altro fattore fondamentale nel determinare l’attuale situazione, quello che va sotto il nome di ecomafia, ovvero quei settori della malavita organizzata che ottengono dei profitti con lo sviluppo di un traffico di rifiuti tossici e radioattivi da trattare e smaltire con sistemi illegali. Nonostante le mafie “tradizionali” giochino un ruolo molto importante in questo campo, sono spesso imprese private vincitrici di appalti a commettere questo tipo di reati, col benestare di amministratori locali e organi di controllo corrotti.

La strada della raccolta differenziata è ancora poco praticata, come dimostrano i dati delle statistiche nazionali, impietose nel collocare le province siciliane, e il sud in generale, agli ultimi posti della classifica. Un risultato poco lusinghiero, frutto della disinformazione(o il disinteresse) dei cittadini, unito alla mancanza di piani e progetti concreti volti al suo incremento.

E con questi dati alla mano, la costruzione dei termovalorizzatori diventa più che una necessità.

Maria Cristina Graceffa

Foto by Alessandro Zarcone

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